Mete Subacque Travel With Us, Enjoy Your Sea

Dove il paradiso è dipinto di nero. 
Testo e foto di FRANCESCO PACIENZA

E’ talmente facile immergersi da queste parti che non serve nemmeno la barca. Si entra in mare da terra, direttamente dalla spiaggia di scura sabbia vulcanica,  e si scende lungo il pendio trovando una grande varietà di paesaggi sommersi, dalle spianate di ciottoli e fango alle pareti di roccia. C’è perfino il relitto di una grande nave, la US Liberty, che è completamente ricoperta di alcionari e gorgonie e ospita sia grandi pesci sia minuscoli esserini colorati dalle sembianze inconsuete.

 L’Indonesia, formata da altre diciassettemila isole, è uno dei grandi paradisi della biodiversità marina. 

Da anni, i biologi e i fotografi subacquei la frequentano assiduamente perché nei suoi fondali ricchissimi di vita è ancora possibile incontrare nuove specie di animali, specialmente frugando nel mondo del piccolo, di quegli esseri, cioè, che vivono prevalentemente negli anfratti del fondo e nascosti nel fango. In questo immenso territorio, Bali, che fa parte delle isole della Sonda, spicca per la sua bellezza e, da un punto di vista strettamente subacqueo, per la varietà delle immersioni che offre. Perciò cerchiamo di conoscerla meglio.

Il nostro viaggio inizia all’aeroporto di Denpasar, che è la capitale di Bali, dove siamo arrivati provenendo da Doha, in Qatar, dopo un volo di circa dieci ore. Atterro in un aeroporto bello, moderno e molto funzionale, anche nel disbrigo delle pratiche d’immigrazione e doganali. In circa venti minuti di auto arrivo al Little Pond di Sanur, un semplice ma elegante B&B che mi accoglie con l’intenso profumo di frangipane.

L’indomani mattina, dopo una fantastica dormita e la colazione sulla spiaggia, con Elena, del tour operator Mete Subacque, facciamo un piano per i prossimi giorni parlando dei siti di immersione che visiteremo per scoprire quell’infinito universo di piccoli e piccolissimi esserini dalle mille forme e colori per il quale Bali è diventata giustamente famosa.

Sanur, dove ci troviamo, è una cittadina in cui la modernità e la tradizione convivono e si incontrano ad ogni angolo. Il traffico è intenso, ma mai caotico, e la gente è sempre sorridente e serena. Un tipo di vita che inizia a contagiarmi. Passeggiando, si incontrano tanti piccoli templi, costantemente pieni delle offerte fatte da chi abita nei dintorni.  Anche davanti agli ingressi dei negozi e delle attività commerciali in genere vengono deposte offerte floreali con l’immancabile incenso per propiziarsi la giornata e la benevolenza degli dei. Ovunque vi è un clima di serena convivenza, non solo con gli uomini, ma pure con le tradizioni popolari e religiose e con la natura. I balinesi, infatti, hanno un immenso rispetto per la natura, al punto da aver dichiarato sacri alcuni alberi secolaricon il fusto dalla circonferenza di una decina di metri.

Il giorno dopo, alle nove del mattino, si parte per Tulamben, dove alloggerò al Paradise Resort. Il tragitto, di circa cento chilometri, prevede alcune soste. La prima è  al tempio dei pipistrelli di Goa Lawah: considerato uno dei più spirituali di tutta l’isola, accoglie al suo interno una immensa caverna che, secondo alcuni, arriverebbe fino a Besakih, nella parte orientale di Bali, alle pendici del monte sacro di Agung, dove si trova quello che viene considerato il tempio più importante di tutti. A Candidasa, un’altra località situata lungo il percorso per Tulamben, c’è un grande giardino d’acqua interamente ricoperto da bellissimi fiori di loto.

Ci fermiamo poi ad ammirare dall’alto le risaie a balcone e restiamo affascinati da una nutrita colonia di scimmie che si lasciano fotografare in maniera abbastanza tranquilla.

Basta non avvicinarsi alle femmine con i piccoli per non suscitare la reazione dei maschi, che in quel caso ci vengono incontro in maniera decisa e con i denti in bella evidenza. Queste scimmie vivono anche rubando le offerte di focaccine di mais, soffiato e infornato, lasciate dai balinesi nei templi che si trovano lungo la strada. La gente lo sa, ma è normale.

Arriviamo a Tulamben intorno alle due del pomeriggio. Il tempo di sistemarci in camera e cominciamo a preparare le attrezzature sub e fotosub per il primo approccio con questi fondali. Bali è un’isola vulcanica e uno di questi vulcani è proprio il sacro monte Agung, che sovrasta il villaggio di Tulamben, per cui la spiaggia è tutta formata da ciottoli e da finissima sabbia nera. L’ingresso in acqua avviene da riva, facendo un po’ d’attenzione per non scivolare sui sassi. Siamo nella baia su cui si affaccia il Paradise Resort e dove vi sono alcuni siti d’immersione molto interessanti, specialmente per incontrare veri e propri maghi del mimetismo, o creature particolari, come i pesci rana, che sembrano usciti da un libro di favole, i cavallucci pigmeo, gli affascinanti rhinopias, o i coloratissimi gamberi arlecchino, per non parlare dei tantissimi nudibranchi di varie dimensioni e mille colori.

Il bello di questo posto è che i siti di immersione, pur essendo accessibili da riva, sono molto diversi l’uno dall’altro, per cui si possono trovare pareti rocciose, distese di nera sabbia con agglomerati di corallo molle e gorgonie straordinarie. Con un’unica caratteristica comune: la grandissima quantità di soggetti rari, ideali per la macro fotografia.

C’è perfino un relitto famoso, quello del Liberty, che è stato completamente colonizzato da coralli molli e bellissime gorgonie, ed è diventato rifugio di tantissimi pesci e altri animali. La temperatura dell’acqua oscilla sempre tra i ventisette e i trenta gradi, per cui il freddo non si sa proprio cosa sia, nemmeno dopo ore di immersione.

Non basterebbero tutte le pagine della rivista per descrivere le specie di pesci, di crostacei e di molluschi che si possono vedere e fotografare da queste parti. Le foto che corredano servizio non riescono nemmeno a rendere l’idea della enorme biodiversità del mare di Bali.

Avete già capito, comunque, che le bellezze dell’isola non riguardano solo i fondali sottomarini, ma anche la terraferma. Si resta affascinati, per esempio, dall’eterna lotta tra il bene e il male che si vede negli spettacoli del teatro balinese. E come non sentirsi immersi in un’altra dimensione nel visitare il tempio di Tirta Empul, noto anche come Tempio dell’Acqua di Primavera, dove dove è possibile partecipare al rito della purificazione e immergersi, seguendo il rituale, nelle fresche e sacre acque che gli hanno dato il nome. Qando si entra in questi templi è obbligatorio indossare il sarong, che non può essere tolto sino all’uscita.

Sicuramente da visitare, poi, sono i laboratori tessili in cui si realizzano gli splendidi batik di Bali. Affascinante assistere alla realizzazione di disegni con l’impiego di una cera calda che viene trasferita sul tessuto, anche su una t-shirt acquistata al momento e decorata con una specie di pennino fatto di bambù. Una vacanza a Bali, insomma, coinvolge sia i subacquei sia gli accompagnatori che non vanno sott’acqua, e si fa presto a dimenticare le molte ore di volo necessarie per raggiungere questo splendido paradiso.

Un piccolo consiglio: appena sbarcati a Bali, abbandonatevi totalmente alle sensazioni e ai profumi che inizieranno a circondarvi;scoprirete emozioni e piaceri rimasti sepolti per troppo tempo sotto lo stress della vita quotidiana.

 Francesco Pacienza


Galleria Immagini

  • Sui Fondali di Tulamben a Bali, il massimo della biodiversità marina
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